Cecilia Andorno, Cecilia Varcasia
The paper presents the results of two action-research projects conducted in multilingual classes in public primary schools in Italy, focusing on fostering metalinguistic awareness (MLA), here defined as practices involving language at a metalevel, taking linguistic form and/or meaning as their object. Two sociolinguistic and educational contexts were involved: the dominant monolingual school model in the area of Turin, and schools in the bilingual area of South-Tyrol, where also the minority language is a curricular language. The projects draw inspiration from the Language awakening - Éveil aux langues approach. Students (aged 7–10) were exposed to input in an unknown language, serving as a decentring language, and were then asked to manipulate language fragments at some linguistic level and prompted to jointly articulate their observations. Drawing upon the analysis of teacher-students interactions occurring during the sessions, the study observes the cognitive resources mobilised by the workshops and the way the students were able to involve in their reasoning not only the object language, but the curricular and home languages as well. Il presente contributo illustra i risultati di due progetti di ricerca-azione condotti in classi multilingui di scuole primarie pubbliche in Italia, aventi come obiettivo la promozione della consapevolezza metalinguistica (MLA), qui intesa come l’insieme di pratiche che implicano un uso del linguaggio a livello metalinguistico, assumendo come oggetto di riflessione la forma e/o il significato linguistico. La ricerca ha coinvolto due contesti sociolinguistici ed educativi distinti: da un lato, il modello scolastico monolingue dominante nell’area di Torino; dall’altro, le scuole dell’area bilingue dell’Alto Adige, in cui la lingua minoritaria riveste lo status di lingua curricolare. I progetti traggono ispirazione dall’approccio Éveil aux langues – Risveglio alle lingue. Gli alunni (di età compresa tra i 7 e i 10 anni) sono stati esposti a input in una lingua sconosciuta, utilizzata come lingua di decentramento, e successivamente invitati a manipolare frammenti linguistici a diversi livelli, elaborando congiuntamente le proprie osservazioni. Attraverso l’analisi delle interazioni tra insegnanti e studenti durante le attività, lo studio indaga le risorse cognitive attivate nei laboratori e la modalità con cui tali pratiche hanno consentito di integrare nel processo di ragionamento non solo la lingua oggetto, ma anche le lingue curricolari e quelle d’uso familiare.